Voglio dedicare a tutti voi questo breve racconto scritto in uno strano momento. Spero possa esser utile
- Non è solitudine -
Ci sono delle volte in cui mi pervade uno strano sentimento. Non so se chiamarlo solitudine. Quello che so di certo, è che non mi piace. A volte è così forte, talmente acuto, che spinge a domandarmi se ha un senso. Sarà la mia oscura metà intenta a mandarmi un segnale criptico da decifrare. Ci sono delle volte in cui non ho la minima voglia di arrovellarmi su messaggi nascosti. Un secolo di psicanalisi per capire che noi, nel nostro più profondo meandro, non siamo soli. Esseri umani forniti di una metà, che non conosce numero. L’inconscio si sbilancia e ci occlude. Scusatemi, parlerò per me; mi occlude.
A volte accade di sera. Mi fermo un istante a pensare. Cos’è che mi manca veramente? Divido il tempo della mia vita con una ragazza splendida. Siamo innamorati. Allora sarà un’amicizia sincera quella che cerco. Mai poi mi viene in mente che non sono solo: c’è Kaled, un vero amico, uomo brillante. Nicolas invece si è perso nel tragitto; mi sono voltato e non c’era più. Avevamo preso un’altra strada o forse avevamo smesso di indossare le stessi lenti.
L’infanzia è stata breve nei suoi piccoli eterni istanti, ma poi, un giorno, forse il più banale tra tutti, ci siamo voltati e dietro le nostre spalle il mondo era cambiato, senza averci chiesto il permesso a noi piccoli padroni illusi.
Delle volte mi sento vuoto da poter riempire migliaia di pagine bianche, mettendo per iscritto parole mentali. A volte mi chiedo dove vadano a finire i sentimenti miei e degli altri; se come l’acqua nel lavandino, svaniscano anch’essi nella cavità metallica oppure intasino le condutture di un maleodorante snodo karmico.
Gravità, in due sensi: il primo è l’indolenza, il secondo invece mi rattrista. Forse, il dramma più grande dell’uomo, è conoscere la soluzione ai suoi problemi e nonostante tale saggezza millenaria, l’omuncolo resta inoperoso. A volte non dico di avere la soluzione davanti, ma so che cosa posso fare per stare meglio. Ciononostante niente. Non per questo mi fustigo con i sensi di colpa … Amarezza. Penso che non sia la mancanza di coraggio, ma l’aria, che fattasi pesante, rende l’atmosfera densa. Manca un coltello per farsi breccia. Il problema è che non siamo in una giungla in cui basta sferrare alcuni fendenti di retorica e frasi fatte, per aprirsi una via. Il problema non è nell’assenza di una lama affilata sulla punta della lingua e nemmeno nella mancanza di una tecnica sublime. Il problema è capire dov’è abbiamo lasciato il nostro Desiderio, forse nel deposito bagagli di una stazione di provincia.
M.P.
Roma 21/01/2010
giovedì 21 gennaio 2010
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